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Storie di Orgoglio Astigiano | 17 dicembre 2022, 10:12

Storie di Orgoglio Astigiano. Giada, dalla danza al cancro al seno: "Le colline astigiane sono il mio rifugio, il mio respiro"

Giada Galluzzo oggi ha 30 anni e insegna danza a oltre 50 allievi. La diagnosi quando aveva 27 anni. Dopo le chemio e l'operazione, fa la spunta a tutti i suoi sogni. "La mia vita è adesso. Vivete, all'ennesima potenza". E quando parla della bellezza di Asti, si commuove

Giada Galluzzo

Giada Galluzzo

Per accompagnarti nella lettura di questa intervista ti consiglio la canzone La fine del mondo, di Anastasio e Don Joe, contenuta nella playlist "Orgoglio Astigiano" su Spotify

Pensavo di non conoscerla, Giada. Giada Galluzzo. La nostra chiacchiera davanti a un cappuccino bollente è stata fissata un po' per caso: una mia amica è sua amica e mi ha parlato di lei. 

Le ho scritto subito. Non vedevo l'ora di incontrarla. La sua è una di quelle storie che non ti aspetti. Di quelle che ti spaccano lo stomaco, di quelle che ti fanno davvero riflettere sul senso della vita.

Ci sediamo al tavolo e iniziamo a parlare del più e del meno, come se ci conoscessimo da tempo. E infatti viene fuori che io e lei avevamo fatto danza insieme, una vita fa. Quanto è piccolo il mondo. E vedrete che la danza è la protagonista di questa intervista. 

Giada, parlami di te. Che studi hai fatto?

Mi sono diplomata in Scienze Sociali al Monti, ma il mio cuore è sempre stato per l'Artistico, avrei tanto voluto farlo, ma la mia famiglia preferiva che intraprendessi una strada che potesse fornirmi un lavoro il più possibile sicuro.

E così, cosa hai fatto dopo le superiori?

Dopo il diploma ho provato a fare il test di ingresso a Genova per Fisioterapia Ostreticia e Dietistica. Non l'ho passato. Successivamente ho provato il Suism, ma anche lì non è andata bene. Ho iniziato a lavorare come parrucchiera nel negozio di mio fratello. L'ho fatto per quattro anni. Un bel giorno mi sono chiesta: "Giada, è questo quello che vuoi fare per tutta la vita?". La risposta fu un no. Ho iniziato a fare la cameriera. Poi un giorno ho conosciuto una ragazza che stava aprendo una scuola di danza: mi ha proposto di insegnare lì danza. L'anno dopo ho iniziato a lavorare al Centro Danza di corso don Minzoni: sono qui da quasi 5 anni. Insegno hip hop e parallelamente do lezioni di danza anche a Cossombrato per un'associazione. Vivo di danza.

Da quanto tempo balli e cosa significa per te la danza?

Ho iniziato a ballare quando avevo sei anni e non ho mai smesso. Ho iniziato prima con il pattinaggio a rotelle. Mamma mi vedeva che a casa ballavo sempre. Così mi hanno portato a danza ed è stato amore a prima vista. Da piccola giocavo con le bambole, ma facevo fare alle Barbie le coreografie, guardavo Mtv e sul divano non riuscivo a stare ferma, facevo spaccate e acrobazie. Oggi, che ho 30 anni, per me la danza significa tirare fuori quello che ho dentro. Quando danzo mi sento scorrere l'energia dentro. Mi emoziono proprio. Quando sono nervosa, quando c'è una giornata no la soluzione per me è mettere la musica e ballare, ma lo faccio anche quando sono felice. Grazie alla danza tiro fuori tutto ciò che ho dentro.

Cos'hai dentro, Giada?

Lego tantissimo la danza alla mia malattia. Quando facevo la chemio, non dimenticavo mai cuffie e musica.

Sapevo del percorso che aveva intrapreso Giada. Sapevo di volerlo raccontare. Ma quando mi sono trovata davanti alla domanda che stavo per farle, sulla malattia, mi sono un po' pietrificata. Mi ha aiutata lei.

Il cancro. "Senza filtri, perchè non ce ne sono"

"Hai voglia di parlarne?", le chiedo, ma dentro mi si lacera il cuore. Penso a cosa potrà raccontarmi, penso al dolore che ho vissuto quando è morto mio nonno. Penso a tutte le persone che, per colpa del cancro, hanno perso qualcuno di caro. 

La sua risposta non tarda ad arrivare. "Vai pure, e senza filtri eh. Perchè non ce ne sono". 

Quando hai avuto i primi segnali?

Da qualche tempo sentivo come dei noduli al seno, ma non ci davo tanto peso. Da tempo non andavo dal ginecologo e una mia carissima amica tutti i giorni mi diceva: "Giada, hai prenotato la visita dalla ginecologa?". Mi aveva talmente rotto le palle che avevo deciso di prenotarla e di andare a farmi vedere. La ginecologa mi manda a fare un'ecografia, aveva sentito dei noduli. All'inizio mi parlarono di una sorta di ciste, benigna. Per sicurezza, però, mi fecero andare in Senologia. Lì mi dissero di fare l'agoaspirato. 

Quando arrivano gli esiti dell'agoaspirato?

Avevo 27 anni, era l'8 agosto 2019. Ero con mia mamma. Le infermiere facevano passare tutti prima di me. Non capivo: eppure ero lì da più tempo. Era come se i medici stessero cercando di prendere tempo. Capii tutto, appena entrata nello studio. Davanti a me il dott. Bocci e tre infermiere. Vidi il mio nome cerchiato su una lista di fogli. Poi quelle parole: "Giada, non era quello che ci aspettavamo. Hai delle cellule tumorali maligne al seno".

Giada, davanti a quella tazza di cappuccino, parla con una forza disarmante e con un sorriso stampato sul volto che ti spiazza.

Cosa hai pensato sentendo quelle parole?

Ho pensato che me lo sentivo. Mia mamma piangeva. In quel momento volevo provare a fare la forte, le dissi: "Mamma, dai, tranquilla, mal che vada mi rifaccio le tette nuove!". Non sopportavo l'idea che i miei cari stessero male per me. Pensai: io non muoio. Io non muoio. Quando sono uscita dallo studio mi è crollato tutto addosso. Ho pensato a una sola cosa: "Cazzo, ho ancora un sacco di cose da fare. Devo ancora andare a vedere l'aurora boreale, sposarmi, avere figli, comprarmi la macchina nuova, prendere la patente della moto e comprarmi anche una moto!". Non ho mai avuto paura di morire, se non in quel momento. Mi tranquillizzò un'infermiera: mi abbracciò e mi disse: "Giada, tu quelle cose le farai tutte". 

Come hai vissuto il primo ciclo di chemioterapia?

Mi sentivo stanca e pesante, mi sono caduti i capelli dopo 28 giorni dalla prima chemio. Mi ha rasata mio fratello parrucchiere: mentre mi rasava piangeva. Io cercavo di ironizzare. Non volevo sentirmi una chemioterapica: per me essere pelata era come una questione di stile, bastava vestirsi più punk e truccarsi un po' di più.

La danza: un'esigenza

Hai continuato a fare danza?

Sì, avevo una settimana buona e una cattiva. La prima settimana dopo la terapia ero distrutta, quella dopo stavo meglio e coglievo l'occasione per andare a ballare. Nonostante fossi senza forze, per me la danza era un'esigenza.

Cosa succede dopo la chemio?

Succede che le cure non fanno effetto. Allora mi fanno "le rosse", quelle iniezioni tostissime che io chiamavo "Spritz Campari". Me ne avevano fatte tre. Ero ko. Non ce la facevo più. Avevo le unghie nere, non mangiavo e lì persi anche le sopracciglia. Non avevo più niente. Se con le prime terapie stavo ko una settimana ma quella dopo ero più attiva, con "le rosse" stavo male in continuo.

Cosa succede dopo il ciclo di rosse?

Dopo le rosse mi hanno operata. Era il 27 febbraio 2020. Mi hanno asportato il seno destro, mi hanno messo una protesi e mi hanno tolto i 26 linfonidi del cavo ascellare.  Dalla biopsia risoltò tutto negativo. Successivamente ho fatto altre chemio. Per 5 anni dall'operazione devi prendere pastiglie apposta tutti i giorni e fare punture tutti i mesi. Serve a evitare recidive. Nonostante non faccia più quelle terapie, mi sento ancora chemioterapica. Alle volte sento ancora il gusto di acciaio in bocca, sento l'odore dell'ospedale.

Cosa ti ha dato la forza per andare avanti?

Non c'è qualcosa in particolare che ti dà forza: ti aggrappi con tutta te stessa alla vita. Nella malattia riscopri la bellezza delle piccole cose, che nella quotidianità si perdono. Oggi mi emoziono per tutto. Mi dicono che sono un cartone animato: vivo tutto all'ennesima potenza.

Come hai ricominciato dopo l'operazione?

Dopo l'operazione non potevo proprio muovermi. Qualche giorno dopo eravamo tutti in lockdown. Non potevo fare fisioterapia: per fortuna il mio compagno faceva il personal trainer e mi ha aiutata molto a fare i primi movimenti. Nel giro di un mese ho iniziato a ballare in casa. La danza è stata, in qualche modo, la mia fisioterapia.

Quanto è stato importante il sostegno della tua famiglia e del tuo compagno in questo percorso?

Fondamentale. Al momento della diagnosi convivevo, ma la nostra relazione era traballante. Dopo la diagnosi ci siamo avvicinati: è la persona piu importante della mia vita. Mi è stato accanto ogni momento, avrebbe potuto fuggire e invece ha scelto di aiutarmi. Dopo aver superato tutto ci siamo lasciati, ma è rimasto un affetto incredibile che non dimenticherò mai. 

Ora sei tornata a lavorare pienamente. Come descriveresti la tua giornata tipo?

Al mattino o sono a casa o sono in giro per commissioni e poi inizio a preparare tutte le coreografie per le lezioni, non improvviso nulla. La mia testa è sempre in costante movimento, anche quando sto guidando: passa una canzone in radio e viene proiettata una coreografia nella mia mente. In media faccio quattro ore al giorno di lezione. Poi ci sono i miei allenamenti, perchè continuo a essere anche allieva e non solo insegnante. Ho sete di imparare. 

A chi insegni oggi e quanti allievi hai?

Alla scuola ho circa 50 allievi. Come età partiamo dal giocodanza, dai 3 ai 5 anni, poi c'è il gruppo dai 5 agli 8, i kids dagli 8 ai 12 e poi l'advanced e junior dai 13 anni in su, quindi anche adulti. 

Cosa cerchi di trasmettere ai tuoi allievi?

Mi rivedo nei bambini. Voglio che si divertano. Non voglio che imparino la coreografia e basta, ma che salgano sul palco trasmettendo qualcosa.

Cosa vuoi trasmettere alle ragazze che magari si trovano a vivere la tua stessa situazione?

Continuate a fare le cose normali quando vi è possibile, non chiudetevi. Quando avevo la mia "settimana buona" andavo a prendere l'aperitivo con i miei amici e ballavo.In quella "cattiva" stavo a casa, perchè i giorni buoni arrivano sempre, li stavo solo aspettando.

Hai messo la spunta alla lista di cose da fare?

Dopo l'operazione ho preso la patente per la moto e ho comprato la moto. E a gennaio vado in Lapponia per vedere l'aurora boreale. Sto mettendo la spunta a tutto. Ho deciso che vivo adesso, non tra 10 anni. Per me la vita è adesso.

Parlando della bellezza di Asti si commuove

Poi a Giada faccio la domanda che non dimentico di fare mai a nessuno. Le chiedo quanto sia legata al territorio, ad Asti, all'Astigiano. Vedo che i suoi occhi luccicano, vedo che scendono delle lacrime. Mi fa riflettere il pensiero che non si sia mai fermata nel racconto della sua malattia e che si fermi adesso, proprio alla domanda sul territorio. Le emozioni sono un mondo incredibile. E Giada non smette di stupirmi. Se non è Orgoglio Astigiano questo...

Quanto sei legata al territorio?

Io sono legatissima ad Asti, le mie radici sono qui. Non andrei mai via. Ci credo tantissimo. Le colline astigiane sono il mio rifugio: quando ho bisogno di resirare prendo la moto e vado tra le colline, spesso a Castagnole Monferrato. Da sola, guardo il panorama, respiro. È il mio momento consapevolezza.

Giada ha persino fatto un video di promozione del territorio e delle colline astigiane, "Le Masnà". Me lo mostra, mentre mi dice che lei è un mix di sangue pugliese e siciliano, ma che ama la bagna cauda. Lo mostro anche a voi.

"Per Aspera ad Hasta". I progetti di Giada per valorizzare la bellezza dell'Astigiano

In più Giada fa anche parte del "Collettino Artistico", un progetto fatto di giovani che raccontano la bellezza del loro territorio, nato in seguito al progetto "Scouting". Qui è una danzatrice alla scoperta dei tesori nascosti di Asti.                                 

Giada, qual è stata la soddisfazione più grande con i tuoi allievi?

Il nostro terzo posto al concorso di danza a Giaveno. Con le mie 18 allieve (dagli 8 agli 11 anni) abbiamo conquistato il podio ed è stata una delle emozioni più grandi della mia vita. Io cresco insieme a loro. Ed è stato bellissimo. 

"Perché sono viva"

Come bellissima è stata la nostra chiacchierata. Da Giada ho imparato tantissimo. Entrambe speriamo che questa intervista possa aiutare qualcuno a superare un momento difficile; speriamo che del cancro se ne parli senza imbarazzo né vergogna.

La storia di Giada ci ricorda quanto tempo sprechiamo ogni giorno, dimenticandoci delle cose davvero importanti, sbuffando perché siamo scazzati per inutili cazzate, litigando con i colleghi, prendendocela con mariti, fidanzati, figli, cani e gatti. 

Guardando le sue cicatrici, mi chiedo come sia possibile che tanta forza si possa celare dentro a un corpo minuto come il suo.

Mi faccio da parte. Sulla sua pagina Instagram mi cade l'occhio su queste parole. 

Tornare a svegliarmi al mattino con la consapevolezza che nonostante tutto, a fronte di qualsiasi cosa, sarà una bella giornata, perchè non ci saranno dolori muscolari, febbre, nausea, mal di testa, dissenteria, coliche renali. 

Perchè sono viva.

Grazie all'amore di tutti.

Ho vinto io.

Il videosaluto agli amici de "La voce di Asti"

 

 

Elisabetta Testa


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