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Cultura e tempo libero | 29 marzo 2024, 06:25

"Se non piangi, di che pianger suoli?": la notte del "tradimento" rivissuta alla Passiùn di Castagnole Monferrato [FOTO E VIDEO]

Da Dante a Shakespeare, un gesti vile, audace e rigenerativo al centro dell'azione scenica del Giovedì Santo

Le immagini dell'edizione 2024 della Passiùn

Le immagini dell'edizione 2024 della Passiùn

"Solo l'amore può essere tradito": da questo assunto si è dipanata quest'anno l'azione scenica della Passiùn di Castagnole Monferrato, appuntamento ormai fisso del giovedì Santo. 

Nella notte che secondo la liturgia cattolica si consuma il tradimento, l'atto che dà il via alla passione di Cristo ma allo stesso tempo alla promessa di redenzione, il regista Tommaso Massimo Rotella mette in scena una sorta di grande antologia letteraria su quello che è universalmente riconosciuto come il più vile dei gesti. 

Si passa così da Dante, con il celebre canto XXIII dell'inferno sul conte Ugolino, a Shakespeare, con Lady Macbeth che complotta alle spalle del marito. Ma il tradimento è anche quello del proprio corpo che subisce una malattia, di chi tradisce la patria o i propri affetti più cari. 

Quella di quest'anno, a cui come sempre ha presenziato il vescovo di Asti Marco Prastaro a cui sono state affidate le riflessioni finali è stata anche una Passiùn meno recitata e più scenografica: proprio perché il tradimento lascia senza parole, le meditazioni questa volta lasciano le pagine scritte e trovano la propria sintesi nei movimenti danzati dei danzatori torinesi di Cifra danzateatro: Cristina Da Ponte, Martina Auddino, Michele Noce, Luca Sansoè, Riccardo Maffiotti, Alessandra Fumai, Teresa Pirano, Stefano Belluscio.  Un movimento coreografico che sottolinea, negli equilibrismi di diversi tableau vivant, l'imminente senso di pericolo associato al tradire, perché chi lo compie ne porterà con sé le conseguenze, anche le più estreme.

Il tradimento è intimamente connesso all'amore e può essere solamente sconfitto da un gesto di amore "quell'amore che diventa perdono" - come spiega il vescovo - ancora più grande.

E' questo il senso finale della Passiùn, il monologo di Giuda Iscariota, sommo traditore per antonomasia, interpretato da Tommaso Massimo Rotella e scritto da Luciano Nattino, perché, come dice il discepolo nella notte in cui consegnò il maestro ai manigoldi, "ti ho tradito, ma non ho mai smesso di amarti".

Alessandro Franco

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