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Politica | 29 marzo 2024, 18:36

L'approvazione della Variante 39 non piace ai consiglieri di minoranza che votano contro: "Si è persa un' occasione per fare qualcosa di utile per la città”.

La ex Torre Littoria diventerebbe residenziale e il mercato ortofrutticolo va verso un cambio di destinazione. "Alla faccia di una città che investe nel suo ruolo agricolo"

Un intervento in consiglio di Vittoria Briccarello

Un intervento in consiglio di Vittoria Briccarello

L'ultimo Consiglio comunale di Asti, "diviso" su due serate per il mancato esaurimento delle pratiche, oltre ad aver "ospitato", rappresentanti del C.A.S.O, contrari alla realizzazione del collegamento Sud Ovest (Clicca qui per rileggere), ha votato la cosiddetta Variante 39 al Piano regolatore (QUI l'articolo) che avrà uno sviluppo ampio, anzi, è solo l'inizio di un corposo disegno atteso da molti anni.

Modifica dei vincoli e cambiamento di destinazione d'uso

Due le tematiche su cui la nuova variante andrà ad intervenire: la prima è una modifica dei vincoli nella zona industriale est della città, mentre la seconda è il cambiamento di destinazione d'uso di alcuni immobili vuoti ormai da anni, che avranno così nuove chance per tornare ad essere fruibili. 

Tra gli interventi spicca sicuramente la ex Torre Littoria di piazza Alfieri ed ex sede dell'Intendenza di Finanza, dismessa da tempo che potrebbe essere essere utilizzata per esigenze residenziali e il cambio di destinazione del Mercato ortofrutticolo che resta commerciale, poi nuove costruzioni in via Urbani, compensate da un’area attrezzata a gioco per bimbi e la previsione di una viabilità più leggera su strada Falletti.

Se l'assessore all'Urbanistica Monica Amasio è soddisfatta: "Si tratta di una pratica che aiuterà da una parte lo sviluppo della parte industriale della città, dall'altra darà nuova linfa a molti immobili vuoti presenti nel tessuto urbano", lo stesso non si può dire della minoranza che ha votato contro.

La contrarietà delle minoranza

Dettaglia Vittoria Briccarello (Uniti si può): "Una vera e propria variante strutturale, non parziale, camuffata, grazie ad una normativa urbanistica regionale, permissiva, lassista ed improntata al cemento e al consumo di suolo.   Il tutto perché in regione  da tempo immemorabile si è preso a picconare la Legge Astengo L 56/77 introducendo e consentendo ai territori di usare la foglia di fico delle varianti parziali per modificare invece presente e futuro di intere città".

Ed entra nei dettagli: "-Ex Torre Littoria: si iniziano le strutturali modificazioni di previsione di Piano esistente affermando che, l’intera trasformazione è supportata dal Piano Particolareggiato. Si opera una trasformazione da “direzionale pubblico” a “direzionale privato”, spariscono 1623 metri quadrati a servizi, si trasformano 15600 metri cubi a residenziale privato pari a circa 60/70 appartamenti pari a 173 abitanti teorici. E tutto questo avviene nel cuore della città, in Piazza Alfieri, dove un intervento residenziale da 70 nuovi appartamenti in Piazza S. carlo aTorino o al Colosseo a Roma e si viene a dire che un’operazione del genere non costituisce variante strutturale? E quali urbanizzazioni saranno previste per una operazione di questa natura ? Inoltre si decreta la definitiva morte di via Falletti e del collegamento lungo Borbore e l’annientamento di ogni alternativa sostenibile alla riduzione del traffico cittadino; il Boschetto che vedrà un incremento residenziale; la privatizzazione e resa del mercato ortofrutticolo di corso Venezia è un altro esempio di come ad Asti si getti la spugna sul commercio al dettaglio e a km0 di gestione comunale".

"Manca la visione"

Per Mario Malandrone (Ambiente Asti) "La  variante di fatto consuma suolo e aumenta la capacità insediativa. Alcune pratiche non condivisibili come il cambiamento di destinazione del mercato ortofrutticolo , anticamera di una futura  alienazione, alla faccia di una città che investe nel suo ruolo agricolo. Un intervento che va a aumentare il cemento a bellavista su un area verde e un cambiamento di destinazione di palazzo littorio senza che ci sia spiegata che visione vogliono darne. Inoltre una cesura al termine di un collegamento leggero su via Faletti con il cambio di destinazione dell' area".

Bocciatura sonora anche da Michele Miravalle (PD): " Il gruppo consigliare del Partito democratico ha  chiesto alla giunta e alla maggioranza di togliere dalla variante urbanistica i due punti più controversi e sui quali potrebbero esserci parecchi problemi, anche legali, per il Comune. Il primo, la vendita del mercato ortofrutticolo che verrà trasformato nel l’ennesimo centro commerciale, quando gli attuali commercianti hanno contratti che durerano ancora parecchi anni. Il secondo l’idea di fare una strada di scorrimento lungo il Borbore (sfruttando Strada Falletti) per alleggerire il traffico cittadino ormai insostenibile. La giunta non ha voluto ascoltare ed è andata avanti senza esitazioni. Dunque al posto di un mercato ortofrutticolo da rilanciare come mercato contadino, ci troveremo un capannone commerciale e, senza una strada alternativa  leggera sul Lungo Borbore, gli astigiani continueranno a rimanere ore bloccati nel traffico. Si è persa davvero una occasione per fare qualcosa di utile per la città”.

Pratica negativa anche per Massimo Cerruti (M5S); "Una pratica di variante urbanistica negativa per i cittadini di Asti con un filo conduttore unico: aumento di cubatura residenziale, incremento di capacità abitativa di centinaia di persone in una città con un piano regolatore attuale già sovradimensionato del 30%, cementificazione di aree inutilizzate come in villaggio Bellavista con fabbricati al posto di aree destinate a servizi comuni, in svariati casi eliminazioni di vincoli di utilità comune a favore di speculazioni edilizie private. Anziché recuperare il mercato ortofrutticolo dei produttori locali se ne decreta la sua fine così come ad un eventuale alternativa al C.A.S.O. Eliminazione di pagine di prescrizioni per il neo resort di Valleandona. Nel complesso scelte incomprensibili per una Amministrazione che non vuole farsi dettare l'agenda qui sembra proprio che l'agenda urbanistica sia dettata e supinamente accettata senza una visione logica e complessiva della città".

Betty Martinelli


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