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Cultura e tempo libero | 18 aprile 2024, 12:15

Centodieci anni fa, l'astigiano Giovanni Pastrone stupì il mondo con "Cabiria"

Il 18 aprile 1914 avvenne la prima proiezione del film diventato icona del cinema muto, non solo italiano

Un'immagine giovanile, risalente circa al 1910, di Giovanni Pastrone

Un'immagine giovanile, risalente circa al 1910, di Giovanni Pastrone

Nonostante il suo talento artistico abbia influenzato artisti del calibro di David W. Griffith che gli rese omaggio nell’episodio babilonese del suo “Intollerance”, Friz Lang che inserì un Moloch divora persone in "Metropolis" e Cecil B. DeMille che fu fortemente colpito dalla sua opera, al di fuori di una ristretta cerchia di appassionati non molti conoscono la vita e le opere dell’astigiano Giovanni Pastrone (1882-1959), pioniere del cinema (non soltanto italiano) cui Asti ha dedicato la sala cinematografica posta al di sotto del Teatro Alfieri.

Pastrone è stato autore, tra il 1908 e il 1923 – anno in cui si ritirò all’apice del successo, tornando a interessarsi di cinema solo nel 1931, quando si occupò della supervisione dell’arrangiamento musicale del suo capolavoro – di poco più di una dozzina di lavori cinematografici, due dei quali però entrati a pieno diritto nella storia del cinema mondiale.

Ci riferiamo a “La caduta di Troia” (1911) e soprattutto a “Cabiria” (1914), kolossal di circa 3 ore di durata che è il film muto italiano più celebre della storia, acclamato anche degli Stato Uniti e in Francia, dove uscì tra il 1914 e il 1915, oltre che in più recenti festival in Germania e in Giappone che gli hanno reso omaggio.

Parliamo proprio quest’oggi del suo capolavoro – in cui, tra l’altro, compare per la prima volta la figura di Maciste, ideata dallo stesso Pastrone e da Gabriele D’Annunzio, recentemente omaggiato ad Asti con la proiezione di un film che ne ripercorre la genesi tra realtà e finzione (CLICCA QUI per rileggere l'articolo) – perché fu proprio il 18 aprile del 1914 che “Cabiria” venne proiettato per la prima volta, in contemporanea a Torino e Milano, rispettivamente al Teatro Vittorio Emanuele e al Lirico.

Centodieci anni dopo, resta immutata la maestosità dell’opera frutto dell’ingegno di Pastrone e delle impressionanti (e per l’epoca costosissime) scenografie firmate da Luigi Romano Borgnetto e Camillo Innocenti. Con particolare riguardo per il già citato dio Moloch, una cui copia accoglie quotidianamente i visitatori del Museo del Cinema di Torino.

Gabriele Massaro

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