Prima o poi doveva succedere. Anche le macchine perfette, ogni tanto, devono fermarsi ai box. L'Orange Futsal conosce il sapore amaro della sconfitta al PalaDeGasperi, cadendo al cospetto di un Cornedo arrembante, solido e cinico quanto basta per meritarsi i tre punti. È stata una battaglia vera, intensa, giocata su un campo corto e insidioso, perfetto per esaltare le ripartenze dei padroni di casa.
Finisce 3-1, un risultato che chiude una striscia leggendaria: i ragazzi di Patanè non perdevano da 19 partite ufficiali (16 in questa stagione e 3 nella precedente). Un record che resta agli atti, anche se oggi fa un po' più male guardare il tabellone.
Illusione Vitellaro, poi la rimonta
Eppure l'avvio aveva fatto presagire un altro sabato di festa. Il primo tempo degli astigiani è stato sontuoso per personalità e gestione del ritmo. Una superiorità concretizzata a soli venti secondi dall'intervallo, quando Vitellaro ha trovato la zampata giusta per mandare tutti negli spogliatoi con l'Orange avanti di un gol.
Nella ripresa, però, la musica è cambiata. Dopo alcune occasioni non sfruttate dagli ospiti per chiudere i conti, il Cornedo è riemerso con prepotenza. Alzando i giri del motore, i vicentini hanno ribaltato l'inerzia del match portandosi sul 2-1. La mossa della disperazione, il portiere di movimento che tante volte ha salvato l'Orange, questa volta non ha inciso. Anzi, ha aperto la strada al 3-1 definitivo, un passivo forse troppo severo per quanto visto nell'arco dei quaranta minuti.
Sei finali per il sogno
Le cadute fanno rumore, è vero. Ma fanno rumore proprio perché ricordano a tutti quanto in alto si era arrivati. Nonostante lo stop, la classifica sorride ancora: l'Orange mantiene un tesoretto di nove punti di vantaggio sulle inseguitrici quando mancano solo sei giornate al termine.
La sensazione è che il campionato entri ora nella sua fase cruciale: sei finali da giocare col coltello tra i denti. La buona notizia è che si ripartirà subito da casa. La prossima sfida, contro il Quartu, si giocherà sotto il cielo di Asti, davanti a quel pubblico che ora deve spingere la squadra verso l'ultimo miglio. Si riparte da qui, dalla consapevolezza di essere ancora padroni del proprio destino.














