C'è chi il nome d'arte se lo inventa, e chi invece lo eredita: Bambina, romana, chitarra e voce, porta sul palco lo stesso nome che le hanno dato all'anagrafe, quello di sua nonna. Un dettaglio che dice già molto del suo modo di scrivere canzoni — diretto, senza filtri, quasi confessionale.
L'ultimo anno l'ha vista salire su palchi sempre più importanti, dal Concertone del Primo Maggio a Roma a un duetto con Roberto Vecchioni al teatro Brancaccio, mentre il suo primo EP, Siamo soli, uscito lo scorso gennaio, la mostra in una veste nuova: meno acustica, più indie-pop, ma con la stessa sincerità di sempre. Il 15 luglio la aspetta il palco del Fuori Festival di Asti, prima tappa piemontese della sua carriera.
L'abbiamo intervistata per farci raccontare da dove viene questo momento e dove sta andando.
Il nome d'arte "Bambina" è una scelta forte e evocativa: da dove nasce e che rapporto ha con i temi che affronti nei tuoi testi?
Bambina non è solo il mio nome d'arte, ma anche il mio vero nome. È il nome di mia nonna e sono tanto orgogliosa di portarlo e di averne fatto il mio punto di forza anche a livello artistico. I miei testi sono solitamente riflessivi e raccontano parti di me che non riesco ad esprimere a parole, c'è tanta purezza e verità in quello che racconto, quindi sicuramente la parte più "bambina" e quindi pura della mia anima viene fuori nelle mie canzoni.
Nei tuoi brani ci sono temi o immagini che ricorrono spesso? Come nasce solitamente una tua canzone — parti dal testo o dalla musica?
Mi sono resa conto solo ultimamente che il tema del sole e della luce, intesi in maniera metaforica, ricorrono spesso nelle mie canzoni, non a caso il mio primo EP si chiama "Siamo soli". Solitamente scrivo testo e musica insieme, ma sto sperimentando anche altre forme di scrittura.

Vincere 1MNext ti ha portata sul palco del Concerto del Primo Maggio a Roma: c'è un momento o un dettaglio di quella giornata che porti ancora con te?
Credo che il Concertone del Primo Maggio sia stata l'esperienza più incredibile della mia vita artistica fino ad ora, sono tanti i momenti meravigliosi vissuti in quella giornata, sicuramente quello che custodisco con più emozione è il supporto ricevuto dalle persone a me più care, che sono state con me nel backstage e mi hanno supportata con tutto l'amore del mondo. Il momento più commovente è stato l'abbraccio con mio fratello dopo l'esibizione, vederlo piangere in quell'occasione mi ha emozionata particolarmente, lui conosce tutti i sacrifici che ci sono dietro e questo momento è rimasto profondamente impresso nella mia anima.
Al Teatro Brancaccio hai condiviso il palco con Roberto Vecchioni: cosa ti ha lasciato quel confronto, dal punto di vista artistico o umano?
Duettare con Vecchioni, con le cui canzoni sono cresciuta, è stato un regalo bellissimo. Una persona profonda, rispettabile, vicina ai giovani e portavoce di valori d'altri tempi. Conoscerlo e avere l'onore di duettare con lui su "Sogna ragazzo sogna", che mio padre mi faceva sempre ascoltare da piccola, mi ha insegnato tanto e mi ha fatto riflettere sulla potenza della musica. Non importa l'età o la generazione a cui si appartiene, il linguaggio della musica è universale e attraverso le emozioni si comunica anche senza bisogno di parole.

Il 15 luglio sarai al Fuori Festival: cosa possiamo aspettarci dal tuo live? Ci saranno brani nuovi o inediti?
Il 15 luglio sarò al Fuori Festival e non vedo l'ora. In questo caso mi esibirò in acustico e, oltre alla chitarra, userò la pedaliera con effetti voce. Ho preparato degli arrangiamenti nuovi che non vedo l'ora di condividere, non ci saranno solo i brani dell'EP, ma porterò in anteprima anche qualcosa del disco nuovo... no spoiler!
Hai già un legame con Asti o il Piemonte, magari da precedenti concerti o collaborazioni nella zona?
È la prima volta che suono ad Asti, sono stata già in Piemonte perché ho amici sparsi un po' in tutta Italia, con i quali ho collaborato anche musicalmente, sono emozionata di portare il mio messaggio musicale in questo nuovo posto, è sempre bello e ogni posto nuovo ti lascia sempre qualcosa in più.
Cosa significa per te suonare in contesti come i "fuori festival", spesso più piccoli e indipendenti rispetto ai palchi istituzionali?
Adoro i contesti indipendenti, perché credo che valorizzino l'arte in maniera sana e che diano spazio anche a persone sconosciute che meritano attenzione, ma spesso non sanno come farsi spazio in un mondo sempre più saturo. Preferisco sempre i contesti piccoli a quelli molto grandi, si conoscono sempre belle persone e si cresce tanto, mi è sempre capitato di avere un confronto sano in questi contesti, perciò li apprezzo particolarmente.

Dopo un anno così intenso, quali sono i prossimi passi: nuovo materiale, un disco, altre collaborazioni in vista?
Sto lavorando a un nuovo disco con il mio produttore, Dario Giacovelli, e con la mia band. Quest'estate abbiamo previsto di chiuderci in studio nel verde tutti insieme e di ultimare il tutto, anche se i pezzi sono quasi finiti. Sono molto felice, ma sento anche tanta responsabilità, perché i prossimi passi, dopo un anno così pieno, credo siano quelli fondamentali per la mia definizione artistica, ma sento tante energie positive e questo non può che rendermi felice.
Cosa vorresti che il pubblico di Asti si portasse a casa dopo averti ascoltata dal vivo?
Spero che il pubblico torni a casa un po' più ricco di emozioni, il mio obiettivo è quello di condividere le mie storie, sperando che qualcuno possa rivedersi nei miei testi e sentirsi meno solo. In fondo proviamo tutti le stesse emozioni e l'obiettivo della musica è proprio quello di unire le persone dal mio punto di vista.














