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Attualità | 21 settembre 2026, 11:39

Asti ricorda gli internati militari italiani: 19 Medaglie d’Onore alla memoria [FOTO]

La cerimonia in Provincia per la seconda Giornata nazionale dedicata agli italiani deportati nei lager nazisti dopo l’8 settembre 1943. Ventrice: "Una resistenza silenziosa e senza armi"

Una pagina dolorosa della storia italiana, ma anche una testimonianza di dignità, coraggio e resistenza. È questo il significato della cerimonia che si è svolta questa mattina nella Sala consiliare della Provincia di Asti in occasione della seconda Giornata nazionale degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la Seconda guerra mondiale. Al centro della mattinata, organizzata dalla Prefettura di Asti, la consegna delle Medaglie d’Onore alla memoria di 19 cittadini originari della provincia di Asti, deportati e internati nei lager nazisti dopo l’8 settembre 1943 e destinati al lavoro coatto.

La ricorrenza è stata istituita con la legge 13 gennaio 2025, n. 6 e si celebra il 20 settembre di ogni anno, data che richiama il provvedimento con cui, nel 1943, i militari italiani catturati dopo l’armistizio furono qualificati come internati militari. La prima celebrazione nazionale si è svolta nel 2025.

Ad aprire la cerimonia è stato il prefetto di Asti, Claudio Ventrice, che ha rivolto un saluto alle autorità presenti, tra cui l’onorevole Andrea Giaccone, i consiglieri regionali, il procuratore della Repubblica e i rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni. Un ringraziamento è stato rivolto alla Provincia per aver messo anche quest’anno a disposizione la Sala consiliare per la celebrazione.

"È il secondo anno che ci troviamo a celebrare questa Giornata nazionale dedicata agli Internati Militari Italiani nei campi di concentramento tedeschi", ha ricordato Ventrice, sottolineando come la ricorrenza richiami "uno dei capitoli più dolorosi e tristi della nostra storia contemporanea", ma anche "una delle testimonianze più alte della resilienza del popolo italiano".

Dopo l’8 settembre 1943, centinaia di migliaia di militari italiani furono catturati dalle forze tedesche, deportati e impiegati nel lavoro coatto. Gli IMI furono circa 650 mila.

"Erano lontani dalla loro terra e dal calore delle loro famiglie, costretti a sopportare condizioni disumane di freddo, fame e violenza", ha sottolineato il prefetto. In quelle condizioni, ha ricordato, molti avrebbero potuto sottrarsi alla prigionia accettando di collaborare con il regime nazista e con la Repubblica sociale italiana. La maggioranza scelse invece di non farlo. "La loro è stata una resistenza silenziosa e senza armi, fondata sulla dignità, sulla solidarietà tra compagni e sulla fedeltà alla patria e ai valori di civiltà".

Un richiamo quindi  al valore della memoria dei sopravvissuti e delle testimonianze trasmesse alle generazioni successive. "Grazie ai loro racconti, tramandati ai figli e ai nipoti, oggi possiamo rendere onore al sacrificio degli internati militari italiani".

Un passaggio che ha assunto un significato particolare anche rispetto al presente. "Il ricordo di questi uomini ci impone una responsabilità profonda e ci richiama ai valori per i quali essi sacrificarono la propria vita, la bussola che deve guidare il nostro cammino quotidiano".

Il prefetto ha quindi rivolto un ringraziamento ai familiari degli internati e alle associazioni che ne custodiscono la memoria, sottolineando il compito delle istituzioni nel mantenere vivo il ricordo. "La memoria degli internati militari italiani deve continuare a illuminare il nostro cammino verso un futuro di pace, di giustizia e di autentica libertà".

Nosenzo: "Una memoria che appartiene a tutti"

A seguire è intervenuto il presidente della Provincia di Asti, Simone Nosenzo, che ha sottolineato il valore della ricorrenza e il ruolo delle istituzioni nella trasmissione della memoria.

"Ricordare le loro vicende significa restituire un posto nella storia a una pagina dolorosa del nostro passato, ma significa soprattutto trasmettere alle nuove generazioni il valore della libertà e il senso di appartenenza alla comunità nazionale". Il presidente della Provincia ha quindi rivolto un pensiero ai familiari degli internati, definendoli "custodi di una memoria che appartiene a tutti noi", e ha ringraziato la Prefettura per il lavoro svolto.

"La Provincia di Asti sarà sempre al fianco della Prefettura e delle associazioni nelle iniziative dedicate alla conservazione della memoria", ha assicurato, ribadendo l'importanza della collaborazione tra le istituzioni e le realtà associative del territorio.

Rasero: "Non fu soltanto un cambio di denominazione, ma di diritti"

Il sindaco di Asti, Maurizio Rasero, ha parlaro di come  "Di fronte a vicende come questa non possono esserci divisioni. È una tragedia che appartiene alla nostra storia e che deve essere affrontata con la massima condivisione istituzionale".

Rasero ha quindi richiamato il passaggio del 20 settembre 1943, quando i militari italiani catturati dai tedeschi furono trasformati da prigionieri di guerra in internati militari. "Non si trattò soltanto di un cambio di denominazione, ma di una sostanziale modifica della condizione giuridica e delle tutele riconosciute ai militari italiani".

Il sindaco ha ricordato come la trasformazione dello status comportasse il venir meno delle garanzie legate alla condizione di prigioniero di guerra e aprisse la strada all'impiego degli internati come forza lavoro. Il 20 settembre 1943 rappresentò infatti un passaggio decisivo nella vicenda degli IMI. "Agli internati venne più volte prospettata la possibilità di porre fine alla prigionia attraverso l'adesione alle richieste del regime. La maggioranza scelse tuttavia di non rinunciare ai propri principi e di non collaborare con il nazifascismo".

I 19 riconoscimenti consegnati quest'anno rappresentano anche il risultato del lavoro compiuto sul territorio per riportare alla luce le storie degli internati astigiani. "La consegna di 19 Medaglie d'Onore testimonia il lavoro svolto in questi mesi dalle istituzioni, dai Comuni e dalle associazioni combattentistiche e d'arma per individuare e restituire alla memoria collettiva le vicende degli internati originari della nostra provincia". 

"È importante che i familiari possano ricordare con onore i propri padri e nonni e che il sacrificio compiuto da questi uomini non venga disperso nel tempo" ha concluso. 

Le 19 Medaglie d'Onore

La parte centrale della cerimonia è stata quindi dedicata alla consegna delle 19 Medaglie d'Onore alla memoria ai familiari dei cittadini astigiani deportati e internati nei lager nazisti tra il 1943 e il 1945.

Il riconoscimento, conferito dal Presidente della Repubblica, è destinato ai cittadini italiani, militari e civili, deportati e internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l'economia di guerra. Le onorificenze sono andarte a Mario Barbieri, Biagio Benzi, Claudio Enrico Castino, Elio Giuseppe Coppo, Donato De Bonis, Carlo Giovanni Ferrero, Armando Giovine, Carlo Iraldi, Massimo Maravalle, Antonio Basilio Marzo, Rinaldo Mirra, Natale Battista Moncalvo, Secondo Nosenghi, Giulio Rondoletti, Luigi Sartoretti, Angelo Lorenzo Tirone, Elia Torrengo, Remo Triberti e Silvio Triberti.

La cerimonia è stata anche l'occasione per un approfondimento storico affidato al cavalier Marco Montagnani, consigliere nazionale e presidente della Federazione di Asti dell'Istituto del Nastro Azzurro fra Combattenti decorati al valor militare, che ha ripercorso il contesto storico della deportazione e dell'internamento degli italiani.

Dietro ciascuna delle medaglie consegnate non c'è soltanto un nome inciso su un riconoscimento, ma una storia personale fatta di cattura, deportazione, lavoro coatto, fame, privazioni e, in molti casi, della scelta di non aderire alle richieste del regime nazista e della Repubblica sociale italiana.

È questa memoria, oggi affidata soprattutto alle famiglie, alle associazioni e alle istituzioni, il filo conduttore della seconda Giornata nazionale degli internati militari italiani. 

Una memoria che ad Asti ha trovato anche quest'anno un momento pubblico per ricordare 19 uomini e, attraverso le loro vicende, una pagina della storia nazionale che la legge ha scelto di consegnare stabilmente alla memoria collettiva.

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 Schede decorati per la stampa (24 kB)

Alessandro Franco

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