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Agricoltura | 07 aprile 2020, 17:30

L’emergenza Coronavirus sfata la “leggenda” che gli allevamenti inquinano

L’esempio virtuoso degli allevatori di Coldiretti Asti sempre più proiettati direttamente al consumatore: ci sono 51 punti vendita

L’emergenza Coronavirus sfata la “leggenda” che gli allevamenti inquinano

Nella sua tragicità l’emergenza nuovo Coronavirus è riuscita a fare qualcosa di buono, smascherando la “leggenda metropolitana” che gli allevamenti inquinano. Infatti, sottolinea Coldiretti, mentre nelle stalle italiane si lavora a pieno regime per garantire le forniture di latte e carne alle famiglie italiane, il crollo dei livelli di inquinamento nella pianura Padana per il blocco della circolazione delle auto e la limitata operatività delle industrie smentisce una delle più diffuse fake news sull’impatto ambientale dell’allevamento nazionale. L’emergenza Coronavirus ha fatto emergere la centralità dell’attività di allevamento italiano per non far mancare le necessarie forniture alimentare alla popolazione, in un momento di difficoltà per i trasporti e per i transiti alle frontiere.

I livelli di inquinamento si sono fortemente abbassati con le fabbriche chiuse e le stalle aperte e dopo oltre un mese di restrizioni, zone rosse e chiusura di attività industriali imposte dal Coronavirus – spiega la Coldiretti - i livelli di biossido di azoto, un marcatore dell’inquinamento, si sono ridotti chiaramente come mostrano le immagini del satellite Sentinel 5 del programma europeo Copernicus, gestito da Commissione Europea e Agenzia Spaziale Europea (Esa).

Smascherata la fake news sulle reali responsabilità dell’inquinamento dell’aria, devono anche essere condannati i fantasiosi tentativi fuori dalla realtà di far immaginare un collegamento, del tutto inesistente, tra l’attività di allevamento nazionale e l’epidemia coronavirus, come purtroppo ipotizzato anche da qualche trasmissione televisiva pseudo scientifica, con il pericoloso effetto di screditare e depotenziare la capacità produttiva dell’allevamento nazionale e di favorire le speculazioni.

La zootecnia - sottolineano Marco Reggio, presidente di Coldiretti Asti - è un settore che, al contrario, alimenta economie circolari con la produzione di letame e liquami indispensabili per fertilizzare i terreni e alla base dell’agricoltura biologica con l’Italia che detiene la leadership europea in termini di numero di aziende. La nostra carne ed il nostro latte nascono da un sistema di allevamento che per sicurezza e qualità non ha eguali al mondo, consolidato anche grazie a iniziative di valorizzazione messe in campo dagli allevatori, con l’adozione di forme di alimentazione controllata, disciplinari di allevamento restrittivi, sistemi di rintracciabilità elettronica e forme di vendita diretta della carne attraverso le fattorie e i mercati di Campagna Amica. Per questo scegliere carne dell’Astigiano e del Monferrato significa anche sostenere un indotto e soprattutto persone impegnate a combattere lo spopolamento e il degrado ambientale, anche in aree difficili”.

“In questi ultimi anni – sottolinea Diego Furia, direttore di Coldiretti Asti – sotto l’impulso del progetto “Una filiera agricola tutta italiana” e “Campagna Amica”, Coldiretti ha dato vita a un nuovo modo di intendere l'agricoltura, sia da parte degli agricoltori che dei consumatori. Nell'Astigiano molti allevatori hanno saputo reinventare il loro approccio ai mercati passando dalla vendita all'ingrosso a quella al dettaglio. Sia che si tratti di produzioni lattiere, che casearie o puramente zootecniche, oggi in provincia di Asti si contano ben 53 punti vendita fra Agrimacellerie, Agrisalumerie, Agrilatterie, Agrigelaterie”.

Per il resto l’emergenza coronavirus ha fatto emergere tutta la centralità delle filiere nazionali di latte e carne, ma anche le speculazioni visto che continuano ad arrivare latte e carne dall’estero mentre alcune aziende di trasformazione cercano di tagliare i compensi riconosciuti agli allevatori con la scusa della sovrapproduzione e della diminuzione della domanda, cosa assolutamente non vera visto che è notizia comune che i supermercati, i mercati e punti vendita alimentari sono presi d’assalto.

Una tendenza preoccupante che va combattuta – concludono Reggio e Furia - con un adeguato riconoscimento economico e sociale di quanti hanno la responsabilità in questo momento di garantire alimenti essenziali al giusto prezzo di fronte alla difficile esperienza della limitazione delle movimentazioni e del blocco di molte attività funzionali all’allevamento come la meccanica agricola”.

Redazione

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