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Attualità | 30 settembre 2020, 20:15

Pillola abortiva in Piemonte, l'ira delle donne astigiane: "Criminalizzano chi interrompe la gravidanza, facendo leva sul senso di colpa"

Donne Cgil, Donne Uil, Non una di meno e Se non ora quando unite per difendere il diritto all'aborto sicuro, messo in discussione dalle posizioni assunte dall'assessore Marrone

Pillola abortiva in Piemonte, l'ira delle donne astigiane: "Criminalizzano chi interrompe la gravidanza, facendo leva sul senso di colpa"

Aborto. Aborto sicuro. Un tema oggi spesso dato per scontato, un diritto che sembra essere ormai acquisito ma che, in fondo, non lo è pienamente.

Uno dei metodi più sicuri e meno invasivi di interruzione di gravidanza ad oggi è la pillola Ru 486 (da non confondere con la cosiddetta 'pillola del giorno dopo' che è invece un metodo contraccettivo). Fino ad oggi, in Italia questa pratica di aborto farmacologico era possibile solo fino al 49esimo giorno di gestazione ed esclusivamente in regime ospedaliero.

Adeguandosi agli standard europei, il Ministero della Salute ha recentemente disposto la possibilità di adottare questa pratica fino al 63esimo giorno di gestazione e in regime ambulatoriale o di day hospital.

"Scelta saggia e quanto mai opportuna: la pandemia ci ha ricordato l'importanza della medicina territoriale e la necessità di non intasare gli ospedali con ricoveri non necessari". 

È questo il commento di quattro associazioni astigiane, diverse tra loro ma così unite su questa importante tematica, ovvero Donne Cgil, Donne Uil, Non una di meno e Se non ora quando.

Il Piemonte, però, sembra voler fare eccezione. L'assessore regionale agli Affari legali Maurizio Marrone, infatti, nei giorni scorsi aveva annunciato una proposta contraria alle linee del Ministero, con cui si prevedeva la sospensione della somministrazione della Ru486 nei consultori e della distribuzione in Day Hospital alla fine dell'emergenza Covid. 

L’argomento non è ancora approdato al tavolo della Giunta regionale né è stato oggetto di valutazioni etiche da parte dell’assessore regionale alla Sanità del Piemonte, Luigi Icardi, che attende di conoscere il quadro completo degli approfondimenti legali in corso.

Intanto lunedì è stata la Giornata Internazionale dell'aborto sicuro, che ha portato anche le donne astigiane socialmente impegnate a valutazioni e considerazioni. 

"Ci auguriamo che le leggi della Repubblica trovino applicazione anche nella Regione Piemonte, e che siano pertanto rimandate al mittente alcune improvvide dichiarazioni dell'assessore regionale alla Sanità, che prefiguravano la possibilità di ripristinare – solo per le donne piemontesi - l'obbligo di ricovero per assumere la Ru486. Un ricovero non necessario secondo tutti gli standard scientifici e sanitari europei. Sorge il legittimo sospetto che si trattasse di un tentativo di criminalizzare le donne che intendono interrompere la gravidanza, facendo leva sul senso di colpa in una fase delicatissima della vita. Come dire: se vuoi abortire, devi soffrire", commentano. 

I sindacati ricordano inoltre alla Regione Piemonte di dare piena attuazione alla delibera che sancisce il dovere delle strutture sanitarie di assicurare il diritto all’interruzione di gravidanza e la gratuità della contraccezione.

"La prevenzione è sempre la cura migliore, una buona contraccezione favorisce una genitorialità consapevole e consente di evitare il ricorso all'aborto. È questa la strada", concludono. 


Elisabetta Testa

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