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Politica | 12 ottobre 2020, 07:00

Mancata elezione presidente del Consiglio Comunale ad Asti. Continuano le polemiche

Gli interventi di Angela Quaglia e di Mario Malandrone, tornano sulla mancanza del numero legale e sul consiglio in presenza

Mancata elezione presidente del Consiglio Comunale ad Asti. Continuano le polemiche

Ormai è abitudine consolidata. La minoranza e la maggioranza in Consiglio Comunale si sfidano a colpi di comunicati stampa attraverso i giornali, tenendo alta l'attenzione per alcuni giorni.

Il Consiglio di venerdì scorso doveva eleggere il presidente, dopo le dimissioni, per motivi di salute di Giovanni Boccia che rimane consigliere ma non presiderà più il Consiglio Comunale. 

Problemi con la piattaforma Eligendo, rafforzano la convinzione della minoranza che il presidente vada eletto in presenza. Intanto il tempo passa (le dimissioni sono state ufficializzate il 24 settembre).

A buttare nuovamente benzina sul fuoco, la consigliera di CambiAmo Asti, Angela Quaglia che venerdì ha presieduto il Consiglio delle polemiche.

La consigliera invita il sindaco Rasero e il vice Coppo di rileggere il regolamento, ricordando che da mesi ci si riunisce solo online, senza interrogazioni e interpellanze, anche se, scrive " da regolamento, queste andrebbero sempre previste".

"Durante il lockdown, la minoranza, per senso di responsabilità, ha accettato questa prassi. Tuttavia, quella che doveva essere un’eccezione temporanea, dovuta alla difficoltà del momento, è diventata nei mesi a venire una regola permanente.

E, quel che è peggio, il tutto senza fornire alcuna spiegazione: tant’è che quando è stato chiesto, da parte di un consigliere di minoranza, perché ancora non ci fossero le interrogazioni in discussione, la risposta è stata: 'Perché l’Amministrazione ha deciso così".

La vicenda è nota e ve la abbiamo raccontata, Quaglia ricorda che per votare su Eligendo anche i soci o gli amministratori delle multinazionali devono essere identificabili con certezza prima di ogni seduta assembleare o di CdA.

"La richiesta di effettuare consigli in presenza, in luoghi adeguati e con tutte le precauzioni del caso continua ad essere interpretata come un capriccio della minoranza quando invece è un preciso diritto, specialmente quando si debba votare il Presidente o si debbano discutere argomenti di forte attualità.

"Non è neppure vero - scrive ancora Quaglia - che i tecnici informatici non ci fossero più, intorno alla mezzanotte. Sono usciti dal palazzo comunale dopo di noi consiglieri".

Mario Malandrone (Ambiente Asti), sostiene che "a far mancare il numero legale nella prima seduta di Consiglio per eleggere il Presidente del Consiglio è stata la maggioranza. Siamo pure andati al VAR per verificare se fosse o non fosse possibile convocare la seconda seduta e il VAR (il segretario) ha detto no".

"Per mesi abbiamo visto convocare consigli tenendo fuori interrogazioni su temi importanti, i consigli online hanno violato il regolamento e impedito di portare la voce su temi importanti che ci venivano sollecitati dai cittadini.

Nel Consiglio Comunale 2.0 che il Sindaco continua a utilizzare, quando da mesi altre città hanno trovato soluzioni alternative ci sono anche delle regole".

Una delle regole cui fa riferimento Malandrone è che i Consiglieri devono essere identificabili attraverso l'uso della cam.

"Abbiamo posto come previsto dal Regolamento (di cui Coppo moderno Marchese del Grillo pare non ricordare l’esistenza quando governa), una questione di rilevanza locale importante, la questione della scuola Jona. Eppure anche in quel caso si è messa in coda (come previsto), ma la maggioranza ha fatto mancare il numero legale prima della discussione. Così non ha voluto discutere, nonostante la prosecuzione che era stata votata, di cittadinanza alla Segre e Israt".

Coppo può anche raccontare che il voto online ha funzionato, che il regolamento è rispettato. Siamo abituati alle sue dichiarazioni che ci raccontano che ha risolto i più disparati problemi: all'efficientamento degli uffici, al rifiorire delle attività produttive, alla risoluzione del Campo Rom. Da politico che si ispira alle aree sovraniste da un lato è abituato a negare verità consolidate e a raccontare dall'altro epiche performance politiche".

Redazione

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