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Cultura e tempo libero | 09 luglio 2022, 07:30

Il pensiero e l'Essere

Pensiamoci su, con le riflessioni di Simone Vaccaro

Il pensiero e l'Essere

È opinione comune che la filosofia serva principalmente come stimolo al pensiero, che costituisca un punto di accesso privilegiato alla facoltà di astrazione, di comprensione riflessiva e di rielaborazione dei dati che l'esperienza quotidiana offre. La filosofia è insomma considerata sinonimo di pensiero, di capacità di sviluppo di un pensiero peculiare che non sia semplicemente una visione prospettica differente e tendenzialmente in controtendenza, ma di un costrutto organizzato e strutturato, complessivo e tecnico. In poche parole, un pensiero sostanzialmente sistematico. 

In effetti, nel corso della sua storia - meglio, delle sue storie - la filosofia ha dato come immagine di sé quella propria di un pensiero volto alla spiegazione della realtà mediante l'utilizzo di schemi concettuali che potessero ricondurla ad una sua unità profonda e fondamentale. Lo spirito sintetico ne ha da sempre segnato il percorso, conferendole uno statuto tutto peculiare. Come che sia, è proprio all'interno di tale considerazione che si reca il germe che ha dato origine alla filosofia stessa (e che essa non smette mai di interrogare ancora e ancora): che cosa pensa il pensiero? Domanda che può sembrare banale o del tutto oziosa e priva di senso (o, diciamolo, una supercazzola tanto cara ai filosofi), ma che nasconde l'interrogazione radicale: perché l'essere e non il nulla? Perché vi è qualcosa? Che aprono a loro volta ad altre infinite questioni, tra le quali spicca quella riguardante il rapporto tra quell'essere, quel qualcosa e il tentativo di fornirne una spiegazione che possa intravederne la razionalità. Insomma, che rapporto esiste tra le mie concettualizzazioni e il qualcosa che verrebbe lavorato dai miei schemi? In parole semplici: si può pensare la totalità dell'Essere essendo io stesso un qualcosa? 

Possiamo allora affermare che la filosofia stimoli al pensiero ma, ancora più propriamente, che ci getti in un abisso nel quale noi stessi siano i protagonisti, croupier e giocatori al medesimo tavolo. Con le parole del filosofo francese Maurice Merleau-Ponty (1908-1961):

"[o]gni domanda, anche quella della semplice conoscenza, fa parte della domanda centrale che è noi stessi, di quell'appello alla totalità al quale nessun essere oggettivo dà risposta"

Merleau-Ponty, Il visibile e l'invisibile

 

Simone Vaccaro

Al direttore

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