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Cultura | 10 febbraio 2019, 16:39

Viviamo in un posto bellissimo: quando la Madonna allattava

Nuova puntata di invito ad approfondire la conoscenza di storie ed opere d’arte che arricchiscono Asti, dedicata questa volta alle rappresentazioni della Madonna del latte

Una delle tre Madonne del latte della chiesa di Viatosto

Una delle tre Madonne del latte della chiesa di Viatosto

L’iconografia della Madonna che allatta Gesù è sicuramente da riportare all’intrecciarsi del primo Cristianesimo con l’Antico Egitto, ricco di immagini della dea Iside intenta ad allattare il figlio Horus. I primi dipinti della Madonna del latte si ritrovano nell'Egitto cristianizzato del VI secolo e nei secoli seguenti si svilupparono anche in Italia, con grandi esempi nella scuola pittorica toscana.

D’altra parte le raffigurazioni della Vergine diventarono più frequenti solo a partire dal V secolo, dopo che, nel 431, il Concilio di Efeso l’aveva formalmente titolata Madre di Dio. Non a caso, l’anno dopo a Roma venne consacrata la prima chiesa a lei dedicata, la basilica di Santa Maria Maggiore.

Per la tradizione popolare, le rappresentazioni pittoriche della Madonna del latte sono riconducibili alla ricerca di rassicurazione delle donne di fronte ai rischi esistenziali propri e dei loro figli in un periodo storico, il Medioevo, non certo facile, in particolare nelle campagne. La possibilità di avvicinare il divino attraverso l’umano, attraverso i gesti naturali di una madre.

Le Madonne del latte astigiane sono state tutte dipinte tra l’XI e il XV secolo, tutte presentano Maria nella veste di grande madre, tendendo nel contempo a sottolineare anche l’umanità del Cristo. Tutto questo fino al Concilio di Trento, di metà ‘500, quando la Madonna che allatta venne proibita, tra le tante altre cose, a favore di immagini assai meno terrene.

Tra le varie Madonna del latte presenti in città, suggerisco di ammirare, prime fra tutte, le tre presenti, quali affreschi, sulle colonne della chiesa di Viatosto, databili intorno alla fine del Trecento. Già che ci siete, godetevi il panorama unico di Asti vista dal poggio e quindi non perdetevi gli altri capolavori di questo splendido luogo: la bella tela della Madonna delle ciliegie presso l’altare laterale; la statua lignea di Maria dei primi del trecento, tra le più alte espressioni artistiche di quell'epoca; ed il gruppo dell'Incoronazione, scultura policroma della prima metà del XV secolo, ricavata da un unico blocco di pietra arenaria.

Poi potreste spostarvi in Cattedrale a scoprire un affresco quattrocentesco di Madonna con due bambini poppanti, bellissimo, anche se irreparabilmente rovinato ricoprendole il seno con un panneggio, e l’affresco a tema posto sull’altare della cappella della Madonnina, proveniente dall’antica Certosa di Valmanera. Poi ancora l’affresco, staccato dalle pareti della chiesa della Madonna della Neve, demolita nel 1882 per creare il piazzale della stazione, raffigurante una Madonna che allatta, attribuito al grande Gandolfino, oggi in Battistero di San Pietro.

Potete quindi concludere il giro a Palazzo Mazzetti, con la maestosa tela della Sacra Famiglia con San Giovannino. proveniente dalla collezione Ottolenghi: opera manieristica, datata metà ‘500, a cavallo del Concilio di Trento. Una delle ultime Madonne del latte.

Speriamo allora che, nel caso non aveste avuto ancora occasione di godere del fascino di questi dipinti, questo articolo vi offra lo spunto per farlo. Esempi eccezionali della ricchezza del patrimonio artistico e culturale di Asti, a riprova della considerazione che viviamo in un posto bellissimo.

Davide Palazzetti

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