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Agricoltura | 15 settembre 2020, 16:52

Con lo stop al segreto di Stato sui cibi d’importazione, finalmente più sicurezza alimentare

Coldiretti invoca trasparenza anche per i mosti stranieri che si ‘trasformano’ in vini dell’Astigiano

Con lo stop al segreto di Stato sui cibi d’importazione, finalmente più sicurezza alimentare

“Stop al segreto di Stato sul cibo d'importazione. Questa potrebbe finalmente essere la volta buona”. Il condizionale è d'obbligo per il direttore di Coldiretti Asti, Diego Furia, ma la norma è stata effettivamente inserita dal governo nazionale nel decreto ‘Semplificazione’ su cui è anche stata posta la fiducia.

“Il decreto – sottolinea Furia - prevede che il ministero della Salute renda disponibili, ogni sei mesi, attraverso la pubblicazione sul sito internet nella sezione ‘Amministrazione trasparente’ tutti i dati relativi ad alimenti, mangimi e animali destinati al consumo in arrivo dalla Unione e dai Paesi extracomunitari”. Inoltre saranno resi noti anche i dati identificativi “degli operatori che abbiano effettuato le operazioni di entrata, uscita e deposito dei suddetti prodotti”.

La norma, fortemente sostenuta dalla Coldiretti, assicurerebbe finalmente la massima trasparenza sui flussi agroalimentari. Nel marzo dello scorso anno, il Consiglio di Stato diede ragione a Coldiretti che aveva fatto ricorso proprio al diniego del Ministero della Salute all'accesso dei dati riguardanti l’importazione di latte dei prodotti lattiero-caseari tra paesi Ue ed extra Ue.

“Speriamo di conoscere finalmente anche gli importatori di mosti per vini e spumanti – rileva il presidente di Coldiretti Asti, Marco Reggio -, perché a nostro avviso c'è ancora una parte di produzione che opera in situazioni non proprio ‘trasparenti’ e che quindi secondo noi non fa completamente il bene del nostro territorio e della nostra economia”.

Il presidente di Coldiretti Asti punta il dito sulle spumantizzazioni locali di molti mosti e vini provenienti dall'estero e immessi sul mercato con il nome della località in cui si è effettuata quest'ultima operazione di cantina. “Stando le normative attuali non c'è nulla di illegale – precisa Reggio -, ma questi spumanti non sono realizzati con le nostre uve, non vengono prodotti in Italia, ma sono solo semplicemente imbottigliati localmente e sfruttano così l'identità del nostro territorio. E poi, se vogliamo dirla tutta, fanno anche concorrenza ai nostri ‘veri’ spumanti”.

Senza dimenticare che ben l’84% degli allarmi sanitari scattati in Italia nel 2019, proveniva da cibi importati dall'estero. “In questo senso – rimarca Furia – potrebbe essere interessante analizzare le importazioni su molti prodotti agricoli e trasformati, come ad esempio le nocciole”.

Con l’accesso ai dati dei flussi commerciali, anche tutti i cittadini potranno avere tutte le informazioni relative alla reale origine dei prodotti che portano in tavola. Da molti anni Coldiretti porta avanti una vera battaglia alla trasparenza, principalmente con l'etichettatura obbligatoria, per consentire ai consumatori di disporre di informazione corrette su quello che mangiano. Sicuramente sarà possibile distinguere meglio il vero made in Italy dalle produzioni straniere e garantire scelte di acquisto consapevoli.

“In questo momento particolarmente difficile per l’economia – specifica Furia - dobbiamo portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza, per combattere la concorrenza sleale al Made in Italy”. "Attualmente - aggiunge - circa un terzo della produzione totale dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati con il marchio Made in Italy, contiene materie prime straniere all’insaputa dei consumatori e a danno delle aziende agricole”.

“Il superamento del “segreto di Stato” sulle informazioni che attengono alla salute e alla sicurezza di tutti i cittadini - conclude Reggio - realizza una condizione di piena legalità diretta a consentire lo sviluppo di filiere agricole tutte italiane che sono ostacolate dalla concorrenza sleale di imprese straniere e nazionali, che, attraverso marchi, segni distintivi e pubblicità, si appropriano illegittimamente dell’identità italiana dei prodotti agroalimentari”.

Si tratta di un provvedimento importante che si affianca all’etichettatura obbligatoria che è già in vigore in Italia per molti prodotti e che Coldiretti chiede di estendere in ambito Ue a tutto l’agroalimentare. La misura, osteggiata da anni dalle agguerrite lobby, abbatte uno storico muro e mette fine all’inganno dei prodotti stranieri spacciati per italiani anche per consentire interventi più tempestivi in caso di allarmi alimentari che provocano gravi turbative sul mercato e ansia e preoccupazione nei consumatori, a fronte all’impossibilità di conoscere la provenienza degli alimenti coinvolti.

 

ALLARMI ALIMENTARI

In Italia scatta più di un allarme alimentare al giorno, regolarmente notificato all’Unione Europea. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti sulla base delle elaborazioni del sistema di allerta Rapido (Rassf) relativo al 2019. Quasi la metà provengono dalle importazioni da altri Paesi dell’Unione Europea (45%), il 39% da Paesi extracomunitari, quindi solamente una minima percentuale è ascrivibile alle produzioni agroalimentari nazionali. In altre parole – precisa la Coldiretti – oltre quattro prodotti su cinque più pericolosi per la sicurezza alimentare provengono dall’estero (84%). Come dire che le “schifezze” vengono importate dall'estero.

Comunicato stampa

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