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Politica | 08 luglio 2020, 20:20

Chezzi: “Noi, messi al muro e fucilati alle spalle solo per aver chiesto di dipingere un tricolore”

Il presidente del ‘Sole che sorgi’ ha replicato, argomentando le posizioni dell’associazione, alle polemiche sulla riqualificazione del sottopasso di piazza Marconi

Servizio fotografico a cura di Efrem Zanchettin - MerfePhoto

Servizio fotografico a cura di Efrem Zanchettin - MerfePhoto

“Tra le tante cose che hanno detto su di noi c’è anche essere una pagina (Facebook, ndr.) di fantasmi… Bene, ecco che i fantasmi si stanno materializzando”. Con queste parole, Franco Chezzi, presidente di ‘Sole che sorgi’, ha aperto l’ennesimo capito della ormai lunga querelle che vede la sua associazione e l’Asti Pride dibattere, anche con toni piuttosto accesi, in merito alla riqualificaizone del sottopasso di piazza Marconi e sule idee dell’associazione che Chezzi guida.

“Abbiamo indetto questa conferenza – ha aggiunto – per rispondere a un attacco attacco squadrista e violento nei nostri confronti. Non è nostra intenzione fare apologia di fascismo o organizzare manifestazioni che possano minimamente richiamare il ventennio. Se qualcuno non ci crede, non ho alcun timore a sfidarlo in un dibattito pubblico pubblico sul fascismo. Inteso però non in termini di propaganda e apologia, ma di momento storico come il comunismo e la democrazia”.

MASSACRATI PER AVER CHIESTO DI DIPINGERE UN TRICOLORE

“Siamo stati letteralmente massacrati, con insulti gratuiti da parte di strane presenze sulla nostra pagina Facebook, ma ci siamo imposti di non controbattere minimamente per evitare fraintendimenti e discussioni. Per noi parla il tricolore, nostra seconda pelle, nostro simbolo. Siamo stati accusati di essere fascisti per aver chiesto di dipingere un tricolore e allora chiedo al Partito Democratico, che è tra chi ci ha criticati, di toglierlo dal loro simbolo, se lo si equipara a un immagine fascista”.

Pur rivendicando di aver sempre votato a destra (“Ma non ho mai avuto e ne mai avrò contatti e frequentazioni con gruppi e persone apertamente schierate con estrema destra o movimenti che possano richiamare l’ideologia fascista”), Chezzi ha rimarcato le peculiarità dell’associazione. “Nasciamo come associazione composta da professionisti, servitori dello Stato (lui stesso è un ex finanziere ora in congedo, ndr.) che hanno fatto giuramento allo Stato e alla Costituzione italiana. Quel giuramento è come il matrimonio: per sempre”.

LE FINALITA' DELL'ASSOCIAZIONE E LE REPLICHE ALLE CRITICHE

La finalità della sua associazione, ha argomentato, è arricchire il dibattito culturale affrontando momenti della storia nazionale e locale finora sottaciuti. Oltre che – e questo ci ricollega alla volontà di riqualificare il sottopasso, eventualmente anche “in condivisione” con Asti Pride – contrastare il degrado della città“Dove vedono l’apologia di fascismo nel dipingere il tricolore? C’è gente che è morta per difenderlo!”, ha argomentato.

Ribattendo colpo su colpo anche alle critiche per aver organizzato una gita a Dongo (“Vi è stato il tragico epilogo della Repubblica Sociale Italiana, lì è stato scritto un pezzo di storia di questo Paese”) e Germasino (“Località famoSa – ha spiegato – perché fino al 1963 era presente un comando della Finanza. In quella caserma Mussolini passò la prima notte da prigioniero in mano ai partigiani della Brigata Garibaldi. Alcuni dei quali, a guerra finita, sparirono misteriosamente nel lago di Como. Mi spieghi questo, il presidente dell’ANPI (riferimento a Paolo Monticone, per l’appunto presidente di ANPI Asti, che nei giorni scorsi si è espresso con fermezza in merito all’associazione, ndr.) anziché minacciare di denunciarci. In ogni caso, non ho paura delle loro denunce”.

NON SIAMO MANOVRATI DA NESSUNO

Dopo aver ringraziato il sindaco Maurizio Rasero e il suo vice Marcello Coppo (entrambi presenti, in momenti diversi, alla conferenza), rigettando però l’accusa di essere ‘manovrato’ da quest’ultimo a fini politici, ha sotolineato di aver presentato la richiesta di gestire la riqualificazione a fine giugno, senza sapere dell’analoga richiesta avanzata da Asti Pride.

“In ogni caso – ha aggiunto – non avremmo avuto alcun problema a realizzarla insieme a loro. Non siamo 4 ragazzini idioti che si atteggiano per darsi un tono, non andiamo né andremo mai a dipingere un tricolore aggiungendo un busto di Mussolini né ci sentirete mai dire una sola parola in favore della ricreazione del disciolto partito fascista. Vogliamo semplicemente essere rispettati, così come noi rispettiamo chi ha idee diverse dalle nostre su famiglia e patria, e lasciati in pace”.

LA CONTROREPLICA ALL'ASTI PRIDE

Nonostante la dichiarata intenzione di non replicare alle polemiche, il presidente ha comunque chiamato in causa due esponenti di rilievo di Asti Pride: La signora Briccarello, che mi risulta essere laureata in Storia, e il signor Onori dovrebbero spiegarmi la loro posizione sulla conferenza del Cairo, sostanzialmente la dichiarazione dei diritti umani delle popolazioni islamiche che prevede le persone omosessuali vengano lapidate o impiccate. E ci dicano anche cosa ha a che fare con loro un cartello, che mi pare di aver visto tra le foto scattate in occasione della loro recente conferenza, con la A di anarchia. Anche quelli sono oscurantismi, tanto quanto le leggi razziali. Io voto a destra e per me la famiglia resta quella tradizionale, ma non denigrerò mai chi la pensa in modo diverso”.

“Vorrei davvero – ha concluso – che dopo 80 anni potessimo andare oltre il discutere e ‘farci la guerra’ sull’essere fascista sì, fascista no”.

Gabriele Massaro

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