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Viviamo in un posto bellissimo | 11 novembre 2023, 07:30

Viviamo in un posto bellissimo pronto per i suoi Stati Generali

A martedì 14 novembre mancano ore. Proprio poco a vivere i primi Stati Generali dell’Orgoglio Astigiano, evento dalle potenzialità terapeutiche uniche

Francobollo del 1968, celebrativo degli Stati Generali di Filippo il Bello

Francobollo del 1968, celebrativo degli Stati Generali di Filippo il Bello

 

Ad Asti non era mai successo che si parlasse di origini, radici e ricordi per guardare avanti con un qualche sorriso, non più di circostanza. Non era mai successo che l’appartenenza fosse usata fattivamente come coagulante di una comunità apparentemente dispersa. 

Ecco allora che, cadendo un pelo nella retorica più bieca, l’appuntamento di martedì prossimo con gli Stati Generali dell’Orgoglio Astigiano si fa viaggio terapeutico. Terapeutico per noi tutti. Alcuni partecipi, nel senso di presenti a Teatro Alfieri, nei limiti dei posti disponibili, e altri, tanti altri pronti a farsi prendere da questo bellissimo refolo diventato vento, con tutti i presupposti per essere tempesta. Una tempesta che, invece di distruggere, càpita, e le cronache meteo, oltre a quella storiche, ne hanno lunghi elenchi, può creare effetti incredibili. Specialmente quando si è in tanti, insieme nella volontà di fare crescere Asti e l'Astigiano. 

Ma da dove arriva il termine stati generali?

Pare arrivi dalla vicina Francia, convocati per la prima volta da re Filippo il Bello il 10 aprile 1302, nella chiesa di Notre-Dame a Parigi. Erano e restano fino alla Rivoluzione Francese una sorta di assemblea generale dei rappresentanti di clero, nobiltà e municipalità provinciali, qualcosa vicino a un parlamento feudale, pensato per presentare al sovrano lamentele e aspettative da tutte le parti del regno. Capito che l’assemblea fosse nata con la funzione di limitare e controllare il potere monarchico, i re a seguire l’avevano di fatto esautorata, non convocandola. Solo dal 1484 iniziarono a tenersi periodicamente, fino al 1789, quando si trasformano in Assemblea nazionale costituente. E oggi? Non è certo inusuale sentir parlare di stati generali, di questo e di quest’altro, riportandoci all’immagine di spazio aperto di dialogo, accessibile a tutti i portatori di interessi collettivi su una precisa tematica. Evoluzione che si configura però più come espressione di categorie, separate e portatrici di interessi diversi, scordandosi spesso la bella origine, non solo terminologica, di riconoscimento degli interessi generali di tutti i gruppi sociali, di tutta la società civile. Evoluzione più che comprensibile, visto che rispetto ai tempi di Filippo il Bello si è arrivati a un vivere insieme fondato sulla democrazia. Però anche lei ogni tanto può distrarsi o, troppo impegnata in visioni grandi, può scordarsi di ascoltare. E allora bisogna alzare la voce, nel senso buono, ovviamente, del termine. Ecco, gli Stati Generali di martedì quello sono: voci. Voci di orgogliosi astigiani. Voci da ascoltare. Le nostre voci.

Davide Palazzetti

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