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Cultura e tempo libero | 19 luglio 2020, 08:20

In un mondo di libri: "Al di qua del fuoco" di Ugo Vittorio Martino

Approfondimento mensile dedicato a penne astigiane e piemontesi. Questa domenica vi presentiamo la recensione del romanzo del torinese Martino, ambientato nelle Langhe

Ph @leggendoatestaalta

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Siete amanti degli amori impossibili e sottotraccia? Siete amanti della storia partigiana? E della Langhe? E della libertà? Suvvia quante domande retoriche. Chi non ama la libertà, le storie d’amore geometriche e le nostre morbide colline piemontesi?

Ugo Vittorio Martino

Al di qua del fuoco è il romanzo che ho scelto per l'approfondimento mensile dedicato agli scrittori piemontesi. Ugo Vittorio Martino, nato a Giaveno in provincia di Torino, nel 1972, nel torinese. A ventitré anni si trasferisce nella cascina disabitata dove nacque suo padre, a Camo, in Langa e da allora si occupa di viticoltura. Dal 2007 si dedica a esperimenti letterari di vario genere e oggi giunge in tutte le librerie con il romanzo Al di qua del fuoco.

Si tratta di un libro di paesaggi, di uomini e donne vivi, dentro e fuori, nel passato e nel presente; è un libro di parole pesate, scelte, soppesate che si rincorrono nel tempo. Milton e Fulvia, protagonisti di Una questione privata di Fenoglio sono stati di certo fonte di ispirazione per l'autore, il quale proietta la storia dei suoi protagonisti, Primo Trinchero e Giada, sulle pagine del romanzo edito dalla Torre dei venti, casa editrice milanese. 

La voglia di morire, di farla finita, ma non senza tornare per l'ultima volta nei luoghi dove si sono svolti i fatti. È possibile che a diciassette anni si incappi nella trappola che condizionerà il resto della vita? Sì, è possibile. Primo Trinchero scelse l'unica strada possibile nel momento più drammatico degli avvenimenti della storia e lo fece per salvare le due persone che credevano in lui. Dopo ventotto anni decide di rivivere l'estate del 1989 per cercare un significato diverso che dia senso alle rovine della sua vita. Torna perché vuole sapere se Giada sta bene, se è riuscita a superare il dolore che le ha causato. Arriva come fosse uno straniero nella terra dei suoi avi e trova rifugio proprio in casa sua, quella che apparteneva alla sua famiglia ed è ormai abbandonata. Attraverso il doppio registro, Martino riesce a dare voce al protagonista diciassettenne che scopre il mondo e al disincanto dell'uomo che non ce la fa più a tenersi nel cuore quel vissuto terribile

Tra storie e storia

Pavese e Fenoglio hanno raccontato le Langhe e la libertà come un continuum fra la storia personale e la Storia, quella di tutti, inequivocabilmente. Berto e Milton, però, non sono Primo Trinchero e Ugo Vittorio Martino non è nato nei primi del Novecento. Dunque la storia è diversa, il tempo è differente, i presupposti e le intenzioni pure. È diverso il modo di percepire la realtà. Perché la libertà è uno stato della mente, un percorso pieno di insidie che non riguarda solo la politica, il diritto o la storia; è un processo, un moto di liberazione che permette di non essere prigionieri di sé stessi, delle convenzioni e delle convinzioni. Penso sia questo il filtro con il quale l'autore piemontese ha deciso di guardare alla storia partigiana, all'amore e alla letteratura.

Le valli, che per lo scrittore sono "uno scrigno dei ricordi", sono percepite con uno sguardo nuovo sul quale l'editore milanese ha voluto scommettere. Ciò che più ho apprezzato del romanzo è l'amore di Primo Trinchero verso la vita e verso Giada; lui è un protagonista imperfetto, riflessivo, bramoso di una risoluzione definitiva, un buono senza fine, un eroe senza medaglia. Primo Trinchero è uno di quei buoni felici di crescere, che non grida, che tende una mano al passato per risolvere il suo tempo presente, per aggiustare il suo Io irrisolto. Sia chiaro, il romanzo non nasce come opera intimista e aggrovigliata al pensiero dell’autore. Si tratta di un’opera avvincente, piena di colpi di scena, azione e misteri. Il primo mistero è Giada, il secondo mistero è incastonato fra i manoscritti di Franz Kafka e Cesare Pavese come una gemma in un anello pregiato. Le valli, le colline delle Langhe, l'acqua del Belbo sono altre pietre preziose racchiuse nello scrigno di Al di qua del fuoco".

Mattia Feltri dice che scrivere un romanzo è sempre un atto di presunzione. "Bisogna almeno concedersi la decenza di rifuggire dall'infingimento, dagli ammiccamenti, dalle accondiscendenze". Non saprei dire se Ugo Vittorio Martino abbia peccato di presunzione. Di certo ha scritto un romanzo brillante che non è la bella copia di qualcos’altro.

Che cosa sono le valli? Questa, per me, è uno scrigno di ricordi; la percepisco oggi, dopo molti anni, come un contenitore di vicende vissute, attraversato da un fiume di memorie. So che ci riposano le spoglie di Cesare Pavese, che si continuano a fare affari col Moscato, ma ignoro che cosa sia oggi Santo Stefano Belbo, le mie radici sono ormai recise.

Editore: La Torre dei Venti

Collana: Borea

Anno edizione: 2020

In commercio dal: 27 aprile 2020

Pagine: 176 p., Brossura

Chi è Paride Candelaresi

Appassionato di musica, letteratura e storia ebraica. Iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza, gestisco la mia attività fra mille interessi.
Attualmente consigliere comunale e Presidente della Commissione Cultura del Comune di Asti.
Collaboro con le case editrici: fotografo e recensisco libri di autori piemontesi. La mia citazione preferita è "Colui che dominava gli odori, dominava il cuore degli uomini" (Il profumo, Patrick Süskind).
Lettore compulsivo e Instagram addicted.

Seguitemi @leggendoatestaalta

Paride Candelaresi

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